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robertomelucci
Qui trovano posto alcuni miei brevi racconti, che non pubblico su carta, più dei microsaggi sui miei argomenti basali: la musica, in particolare il jazz, la maldicenza, sfoghi personali, spiritualità cristiana...


Diario


14 luglio 2008

L'auto Personal

 

Pensate alla Ford modello "T", e pensate alla Volkswagen. Si, pensate anche alla Seicento.

Ecco, ora pensate alla Personal Auto che ancora non c'è, perchè la dovete inventare Voi.

Vi siete mai chiesti quanto spreco di carburante, e quanto inquinamento viene prodotto ogni momento da tutte quelle auto in fila al semaforo o alla ricerca di un parcheggio in un centro urbano?

Sono parecchi punti che pesano sul bilancio nazionale.

Pensate anche che oggi non è solo il prezzo di un'automobile a far desistere un potenziale acquirente dalla spesa, ma soprattutto i costi di gestione derivanti (bollo, assicurazione, manutenzione, carburante, ed eventuali garage, incidenti... pesano molto più della rata per l'acquisto)

Pensate inoltre che per la maggior parte delle volte, in un'auto costruita per 4-5- o più persone, per viaggiare comodi a 90-110 km/h, ci va solo una o al massimo due persone, e spesso a non più di 50 km/h.

Forse oggi non ci sarebbe bisogno di un'auto tradizionale a basso costo, come in passato sono state le Ford T, le Volkswagen, le Seicento di una volta, perchè appunto, i costi successivi all'acquisto, che comunque si vanno a generare, sono comunque alti.

e se qualcuno vuole spendere poco, oggi cisono le auto usate, ma il problema sono i costi che si generano dal possesso dell'auto.

Ecco che nasce la Personal Auto, un'auto "standard" a basso costo di produzione, a basso costo di manuntenzione, facilmente riparabile, per due posti, al massimo 4 sacrificando il bagagliaio, (non una lussuosa e confortevole Smart, ma una semplice auto "standard") con un motore 500 cc a benzina o 900 cc a gasolio, larga max 140 cm e lunga max 240 cm, facilmente parcheggiabile, con una velocità massima di 90 km/h e una "comoda" di 50, con bollo e assicurazioni agevolati (max 400 euro annui, giustificati anche da un ben diverso tipo di rischio potenziale) consumi ridotti ai minimi (la metà di quelli oggi considerati normali) e un prezzo d'acquisto di 4-5000 euro in concessionaria.

I clienti-tipo di una vettura del genere? I pensionati, i single, tutte le famiglie con i due coniugi che lavorano, ma anche le aziende pubbliche e private.... eccetera.

Non si tratterebbe di una nicchia, ma di un prodotto atteso da larghe quote di mercato.

Che ha anche un compito etico e patriottico, ridurre l'inquinamento, migliorare la bilancia dei pagamenti, ridurre la dipendenza della nazione dalle politiche delle potenze esportatrici di petrolio.


18 luglio 2006

Basta Poco (estratto dal nuovo Romanzo Chiara e Ben, rifacimento di omonimo racconto già pubblicato su Amori Extra Ordinari)

Chiara:- “Allora, stasera ci vediamo questo concerto?”, rivolta a Marco, di fronte, a mezzo metro di distanza.

Il tono della voce era leggermente più alto del necessario, e la coda dei suoi occhi controllavano l'attenzione di Ben, che stava passando affianco a loro due.

Ben prese al volo:-”Ah, stasera anche voi?”.

Chiara si finse sorpresa per l'interessamento di Ben.

Invece, Ben superò subito quel millimetro di falsa indifferenza che si era fatto crescere sulla pelle, e guardò Chiara dritto dritto negli occhi.

Ah... Che soddisfazione... Aveva perso questo piacere da troppo tempo. Non sapeva bene perchè,  ma successe che ad un tratto, sembrava si sfuggissero, silenziosi, indaffarati, colti sempre, ciascuno, da un contrattempo... Infine, oggi, finalmente, un raggio di sole...

Chiara aveva un sorriso speciale, fatto con una curva delicata del labbro inferiore, le guance tirate, e gli occhi guitti. Poi, era un piacere sentire la sua voce.

Così Ben disse:-”Dopo il lavoro, faccio giusto un salto in una pizzeria, prendo un panzarotto, il tempo di leggere qualcosa, e poi vado anch'io al concerto... Non pensavo che fosse nei tuoi gusti, ti piace il jazz?”...

Chiara sferzò il sorriso verso sinistra, annuendo lentamente col capo, silenziosa... poi disse:-”Così, per fare una cosa diversa... A te piace, invece?”...

Il cielo si aprì definitivamente, il sole scese sulla terra...

Ben:-”Già, già... Si, ogni tanto, sai, non è che esco molto di questi tempi, ne ho perso il piacere... ... ... Ti fai trovare lì? Cioè... E' sicuro che ci andrai?...”

Chiara, con un sorriso ormai sfacciato e gli occhi soddisfatti... -”Dove lo compri il panzarotto?”

Ben, spiazzato:-”Dove... Vuoi tu... “ ... ... aspettò.

Chiara:-”Allora, alle nove, lì vicino?”

Ben conservò il sorriso composto e strinse l'occhiolino, poi si girò per continuare la sua strada...

Aveva respirato l'aria frizzante della primavera, e il sole dell'estate, e il sorriso di Chiara gli sarebbe rimasto impresso per tutto il tempo fino al concerto.

Gli erano mancati quel suo picchiettare con le punte gentili delle dita, sulle sue spalle, il suono della sua voce, l'attenzione con sui si curvava e lasciava scivolare su un lato i suoi capelli, le ciglia lunghe, la morbidezza delle sue attenzioni... Certe volte, basta poco.




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14 luglio 2006

Sesso e anima

il tema "detonatori dell'anima" mi ha stimolato questo monologo (fuori gara)
Sesso e Anima.
Appunti per il monologo di un eretico intorno al suo senso dell'erotismo.

Bisogno Biologico o Catena Mistica?



Strano, no?
Pensavo...
Una donna mi piace, più o meno di un'altra, per vari motivi, non sempre per le proporzioni particolari del suo fisico in generale, ma spesso per un particolare, o alcuni suoi particolari.
Su qualcuna, per esempio, mi soffermo sulle spalle, su qualcuna, sui capelli, un'altra, la voce, un'altra, i modi con cui si muove. Naturalmente, i particolari più importanti, quelli classici per intenderci, sono tutti ben considerati, ma valutati nel loro insieme.
Certe volte, scruto con attenzione una donna, alla ricerca del suo lato migliore. Ce n'è sempre uno, basta saperlo trovare. E scopro tanta bellezza sparsa ovunque, ciascuna bella a modo suo.
Anch'io mi sorprendo per questa cosa, addirittura tanto da pensare che se il mio gusto critico si adatta con tanta facilità, da trovare erotiche e attraenti anche figure femminili non da miss, forse c'è un guasto nei miei sensori.
Sorpreso da questo fatto, ho provato a riflettere.
Cos'è che mi attrae allora?
Le gambe, il sedere, i seni... non sono tutto?
Se non sono gli attributi biologici preposti, quelli che devono attirare naturalmente la mia attenzione, ciò che deve attivare i miei catalizzatori erotici, emozionali, ormonali, i miei istinti riproduttivi... Allora quali sono?
Cos'altro è capace di attivare la mia fonte primaria di piacere, la mia tensione sessuale, il mio interesse per l'altra?
Bella domanda. In principio non sapevo rispondermi.
E adesso so anche perchè.
Vedete, io non cerco un osso da rosicchiare, o un prosciutto da mordere, seppure alla fine tutti dobbiamo mangiare, ma cerco una mente. Una mente che mi completi, e ciascuna lo potrebbe fare in modo differente, e comunque stimolante, interessante.
Lo capisci da varie cose, da come si muove, da come cammina, da come parla, cosa dice e come lo dice.
Forse... Dovrei dirla tutta... Ma temo di non essere ben compreso.
Vedete, alla fine, non è neppure una mente, ma quello che c'è dietro... l'anima. Eh, si.
Cari signori, quell'aurea di carisma con cui avvolgiamo tutte le nostre azioni, i nostri pensieri, le cose che facciamo, la nostra essenza, quando questa è matura e produttiva, hanno un'origine così profonda, che non si ferma alla superficie dell'Io, dell'Es e del Superuomo, concetti pure rappresentativi, ma vaghi... Vanno più in profondità.
Dietro tutti questi concetti, posticci e artefatti, c'è qualcosa di così semplice, ma così sconvolgente, che abbiamo paura pensino di ricordarcela... E' l'anima.
E l'anima è qualcosa che non si vede, ma c'è. Allora la percepisci... La senti, che ti piace, o non ti piace. L'anima non la cerchi, ma la senti.
Se proprio vuoi vederla e non sei un sensitivo, puoi provare a scrutarla negli occhi. Lì ne emerge un pezzettino. Se cerchi lì, qualcosa la trovi. Negli occhi c'è più verità di quanta ciascuno cerchi di spacciarne. A ben vedere, anche questo semplice gesto di scrutare negli occhi dell'altra, è di per sé un altro modo di penetrare.
E' una penetrazione mistica.
E il cerchio si chiude.
Ebbene signori, non so se sono riuscito ad esser chiaro... No. Non credo... Non so. Ad ogni modo, è questo ciò che penso, o che provo, quando guardo una donna.
Ebbene, adesso che ho scoperto che cosa mi attrae di una donna, come radice ultima, come inspiegabile catalizzatrice della mia attenzione inconscia, credete che viva di estasi mistiche e abbandoni contemplativi?
Noooo... L'amore, quello cosmico, quello indefinito delle anime, quello etereo degli sguardi, e dei consensi silenziosi, è fatto anche di gesti concreti, di atti sessuali veri e propri, anche di fame bruta e di graffi, o di morsi e di abbracci, e di spinte, e tutto quanto riesca ad evocare l'energia primordiale dei nostri antenati...
Solo... Solo...
Che quando cominci a comprendere questo piano nascosto dell'universo, le cose assumono un'altra sconvolgente importanza. E non sai più fare sesso senza.
Volete sapere l'ultima, sconvolgente rivelazione di questa sera?
Fare sesso, è anche un altro modo di pregare...
Di sperimentare concentrazione, silenzio, ripetizione ed estasi, in un altro modo.
Gli istinti più profondi, i sospiri più umidi, le lingue più audaci, le carezze più avvolgenti, fanno parte di un rituale antico, antichissimo, che appartiene a tutte le specie viventi.
Cosa cerco allora nella donna?
Il particolare, qualcosa che mi dica di lei, qualcosa che mi faccia entrare nel suo mondo, e poi il suo spirito, quello spirito che una volta conosciuto sai trovare anche al buio, e con cui sei in contatto sempre...
Eretico, erotico, eremitico.
Adesso gioco con le parole come potrei con un capezzolo, eppure questa è la mia più sincera interpretazione dei fatti intorno all'argomento.
E adesso, scusate, ma torno alle mie faccende, a posare lo sguardo su un'anca rotonda, o un ombelico appena sporto su un pancino morbido, un sorriso da femmina, un seno tondo, un'ascella depilata, una voce dolce, un collo delicato, una caviglia disegnata...
Questo non mi basterà, perchè aspetterò di sentire quella strana vibrazione, quella simpatia che avverti sottopelle, che non ti spieghi, ma che senti, e poi cercherò nei suoi occhi, si, avete capito bene... nei suoi occhi... entrerò dentro di lei... sentirò la sua anima, ne respirerò il profumo.
Poi aspetterò l'occasione giusta, anzi la cercheremo insieme, troveremo il modo per incontrarci, e quando questo riuscirà, entreremo l'uno nel mondo dell'altra, berrò della sua anima, bacerò la sua pelle, e lascerò che lei faccia altrettanto con me, aspetterò che raggiunga la sua estasi, e poi io aspetterò la mia.
Non pensate che ne valga la pena?




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7 luglio 2006

Stefy - Detonatori dell'anima - racconto per OFFICINE MERIDIANE

Energia pura compressa in vasetti sottovuoto, congelata dall'imbarazzo, dalla sensazione di inadeguatezza, o più semplicemente dalla timidezza.
Eppure, se tutta quella energia fosse liberata, quante vite cambierebbero il loro corso.
Su questo tema, assai vicino ai “detonatori dell'anima”, scrissi questo racconto nel 1998, che fu compreso nella raccolta “Amori extra ordinari” pubblicata nel 2000 per l'editore Prospettiva.
Per tutti i racconti di quella raccolta usai un linguaggio dal taglio comune, quasi slang, immaginando il tutto come delle storie raccontate da trentenni ai propri amici.

Stefy.

La storia di un lungo gioco d'amore.

 

“Stasera voglio proprio strafare… molto, molto bene... e mi piace questo qui, è da tanto che mi piacerebbe farmelo... Qui davanti a tutti. Chissà come ce l’ha, mmmh, glielo faccio capire, tanto ho bevuto un po’, tutti hanno bevuto un po’, chissà se pure lui è partito bene bene... Saranno i video degli spogliarelli... Ma quella c’ha il seno troppo grosso, io ce l’ho più tosto e a pera, e sono più bona... Ah, questa musica scende come l’olio... Mica male, il maialetto, l’ha capito, l’ha capito... Gli metto le braccia al collo e gli lascio toccare il culo, così mi si scioglie bene bene. Ma dove guarda questo qui… Ecco. La solita stronza esibizionista, si è tolta la camicetta, voilà, si balla in topless... Amico, ma dove guardi, guarda che ti stacco l’uccello, sei mio questa sera... Yaoun, che lingua carnosa... Appena finisce lo slinguamento, gli tiro giù i pantaloni, anzi glieli tiro giù adesso, piano, piano... Lo fai tu lo spogliarello stasera, maschietto... Sento prudere proprio là. Che dici, maschiettone, sei pronto? Mi prude, accidenti… Ahh! Bravo, metti la manina, è già qualcosa. Bravo, bravo… Non ti fermare…

Nel mio sogno, Teo viene spesso a farmi visita, altre volte viene Marco, qualche volta viene Franzi, ma ci viene poco, perché non mi sembra il tipo.

Lo so. Quelli che meno sembrano, poi…

Però non me lo immagino.

Teo, ce lo vedo proprio, invece.

Mi condiziona il fatto che l’ho visto come si dava da fare con Milena.

O forse perché è estroverso, e sorride sempre, con quei dentoni dritti e bianchi da spot pubblicitario, che ti saluta strusciando la mano sul fianco, come un mezzo abbraccio; mezzo, perché c’è gente.

Sarà questa sua apparente disponibilità, ma me lo farei senza riserve.

Anche Marco, in alternativa, potrebbe andare, ha la voce giusta, il fisico, la macchina comoda, è un bel fico…

Resta il fatto che sono tutt’e due fidanzati. Si esce pure insieme, e Milena fiuta tutto. Già mi evita, fa il muso… Ma che ho fatto! Non ho ancora fatto niente. E poi Teo, è così con tutte. E’ il suo carattere.

Marco è più riservato, ma secondo me, in fatto di sesso, è quello che ci va di brutto, Tina se lo tiene sempre stretto. Ma chi te lo tocca! Ma chi ci pensa.

Il fatto è, che quando mi prude… mi prude.

Ho regalato un bel profumo a Teo, per il suo compleanno, e lui ha telefonato appena ha potuto, a casa mia. Mi ha fatto effetto. Me lo sono sentito intorno al collo, mentre mi parlava al telefono. Mi sentivo tanto diversa… anche il timbro della mia voce era cambiato, e le mie orecchie sembravano uscite da un forno a microonde. Sentivo le gambe stringersi in mezzo, ma non c’era niente da stringere.

 Se n’è accorto, si, che se n’è accorto.

Ed io ci spingevo l’acceleratore sopra. Daaii. Ci sono anch’io! Ma perché pensi solo a Milena… Eh?

Teo lo facevo più furbo. Più tipo, insomma, noo? Dopo quasi venti minuti al telefono, mi dice: “Ciao tesoro, e grazie del pensiero, ci vediamo domani, alla festa di Claudia”.

Grullo. Ciuco. Testa di rapa. Cesso.

Ma che cazzo ti costa! Eh?

Poi per due giorni e due notti ho sognato sempre Marco. Meglio che niente. Anzi, ho scoperto che è anche meglio di Teo. Lui nel sogno, fa di più, mi strofina forte forte le tette, e le slingua di continuo, me le tocca prima piano, poi forte, poi piano, poi forte, me le spinge di su, poi di giù, mi sposta tutto, mi prude da bruciare. Mi brucia proprio!

Ma siccome Marco dà meno confidenze… E’… è così lontano, sempre tanto lontano… mi passa la voglia pure con lui.

E Franzi… No. Non ci voglio pensare. Con quello non mi va.

La mamma dice che ho le occhiaie, perdo peso, mangio poco…

Bene dottoressa. Questo è tutto. Il mio sogno più frequente… quelli che vorrei farmi.

Il compitino l’ho finito. Domani mi interrogherai, vorrai il riassunto dalla mia viva voce, i commenti, altri dettagli.

Il problema non sono io. Non è la mia mente.

E’ che Teo, quel babbeo, non mi fila. E io gli piaccio. L’ho capito che gli piaccio. Ma quel babbeo non si decide, e a me prude da morire.

Idea! Ideaaa.

Guizz, guizz.

Scusa dott… Finisco dopo. Devo fare una telefonata a quel bambolotto mieloso di Teo.

 

*************

Questa l’ho trovata piegata a quattro, in un vecchio diario di Stefy. Tempi della scuola: Quarta E.

Lo so che non sta bene, ma la stavo aiutando a chiudere le casse, deve traslocare fra due o tre giorni e non è ancora a niente, me l’ha chiesto lei di darle una mano.

Credo di aver capito quando la scrisse…

Un pomeriggio di maggio, mi telefonò con una scusa assurda… (poi lo capì che era proprio assurda)…

Mi telefonò per avvisarmi che stava arrivando, che voleva un libro che non trovava più, che sarebbe stata interrogata l’indomani, e non trovava nessun altro della scuola in casa, a quell’ora, cui avrebbe potuto chiederglielo.

Poi era un libro che non aveva quasi nessuno, ce l’aveva giusto chi aveva fatto una certa ricerca, con una supplente... un casino, insomma.

Mentre mi davo da fare, in salotto, per cercare quel libro dimenticato, lei, lentissima, muoveva un passo dopo l’altro, come sospesa in un sogno, con quegli occhi da spiritata, persi nel vuoto, a cercare un qualche equilibrio, muta e smunta, come sempre.

C’era questo strano contrasto fra noi due: io, che vibravo, colto da una febbre elettrica inspiegabile che sentivo vagare nel salotto, e che moltiplicava ed accelerava i miei movimenti per la ricerca ansiosa sugli scaffali; lei, lunare e quasi aliena, ipnotica e distante.

Col suo passo felpato e lo sguardo verso l’indefinito, aveva già fatto diversi giri intorno al tavolo, al centro del salotto.

Ogni tanto dicevo qualcosa, per cercare di rompere quel silenzio sottovuoto che c’era alle cinque di quel pomeriggio in casa mia, ma non ottenevo una sola sillaba da Stefy, neanche un suono… lei continuava a muovere i suoi lenti passi sul folto e grande tappeto al centro del salotto, intorno al tavolo.

Era proprio strana. Non tanto diversa da oggi, ma allora non la capivo, e m’incuriosiva, tanto.

Mi alzai un attimo per stiracchiarmi le spalle, perché stavo curvo cercando sugli scaffali di sotto. Non l’avevo trovato, il libro, ma avrei cercato ancora... era lì, da qualche parte.

Stefy intanto, si era lasciata cadere sul divano vicino a me. Una piuma. Sempre muta, sempre con lo stesso sguardo perso sulla parete di fronte...

Quanto m’interessava!

I miei erano usciti, così ci strusciammo per un pò, ma lei non volle andare oltre. Appena sembrava dovessimo fare sul serio, lei riusciva a spegnere l’incendio, con una gentile secchiata d’acqua tiepida. Aveva questi modi...

E il suo sguardo era sempre quello... questo suo stato semi-catalettico, sospesa un po’ al di qua e un po’ al di là dei sensi, del mondo reale... una specie di trance.

Aspettava le mie attenzioni, come fossero dovute, e se mi fermavo, era lì, una sfinge, immobile e magnetica, dovevo riprendere.

Citofonarono i miei, stavano per salire...

Lei intuì tutto, si alzò felina, e si avvicinò alla porta, per uscire subito e non farsi trovare.

Provai già d'allora un’infinita gratitudine per questa sua strana automaticità, perchè mi stava risparmiando tutti gli inevitabili imbarazzi del momento, e faceva apparire tutto così lucido e sereno, distinto e perfetto...

Mi sentìi incoraggiato ad andare oltre: le bisbigliai di non dire niente a nessuno, soprattutto a Milena.

Solo allora mi guardò negli occhi, per un istante, e annuì silente: “sarà così”; una sorta di linguaggio telepatico, che ormai cominciavo a praticare, a decifrare.

L’indomani, a scuola, fummo perfetti estranei.

Io e Milena filammo liscio come sempre, anche se provavo una certa dose di fastidio, perché eravamo sempre a un tiro di sguardo da Stefy.

Qualche giorno dopo, visto che non lo faceva lei, cominciai io a cercarle gli occhi, ma Stefy sapeva giocare bene. Come se non ci fosse mai stato niente, ma proprio niente. Che brava! Ma che brava!

Il pomeriggio di quello stesso giorno mi telefonò, per sapere se poteva venire a prendere “quel” libro.

Si, poteva venire alle sei, i miei sarebbero di nuovo usciti per fare spese.

Quando venne, si ricompose quel clima misterioso, quel vago nervosismo, quel silenzio spettrale, quello sguardo perso, quell’invito silente.

Anche quella volta ci fermammo allo struscio, con mio grave malessere, ma non riuscivo a pretendere nulla di più da lei.

E non era di ghiaccio… Il suo era un trance delle espressioni, della comunicazione, ma la sua carne reagiva, e palpitava visibilmente…

Ma aveva questo strano modo di comprimersi, come avvolta nella plastica: un sudore interno; fuori era asciutta.

Era un periodo fortunato, i miei uscivano spesso, andavano in giro per mobili.

La terza volta fui cosciente del limite che non avremmo dovuto superare, perciò me la presi comoda.

Ma ad un certo punto, Stefy, sempre nel suo trance, in completo silenzio, si staccò da me sul divano, per alzarsi, sbottonarsi i jeans, e lasciarli scivolare insieme agli slip bianchi e rosa, giù fino ai suoi mocassini.

Poi alzò il mento, verso di me, sempre col suo sguardo assente e perso, e si fermò, quasi immobile.

Non avevo ancora capito che gioco dovessimo fare, così rimasi seduto sul divano, a guardarla... non era così magra come sembrava, anzi.

Lentissima, in un equilibrio sicuro, si tolse un mocassino, scacciandolo con l’altro piede, poi l’altro, con il piede scalzo.

Aveva ancora, intorno alle caviglie, il jeans afflosciato, con adagiati sopra gli slip bianchi e rosa… abbassò di nuovo il mento guardando la punta dei suoi piedi, muta, con la sua maglia arancione di cotone, i capelli corti, quasi a caschetto, quasi da maschietto.

Mi alzai dal divano, lei si piegò per distendersi sul tappeto, io mi avvicinai quasi a toccarle le cosce, lei si era già sdraiata, io le fui praticamente sopra, lei mi abbracciò con foga, io spinsi via il suo jeans dalla caviglia, lei mi leccò l’orecchio, io le presi l’altra gamba, lei affondò le sue dita contratte sulla mia schiena, io mi liberai dei miei pantaloni, lei ansava, mi respirava addosso tutta se stessa…

Quella fu la prima volta.

Ma il segreto durò.

Fuori della nostra alcova, eravamo perfetti estranei. Neppure amici!

Poi si fidanzò con uno, mai visto.

Ma non durò molto, pochi mesi.

Non ero indifferente, pensai anche che lo avesse fatto apposta, per farmi ingelosire.

Ma no, non era per quello.

Ce lo dicemmo chiaramente, lei soprattutto, fin dal principio, nessun impegno, solo gioco... e la regola sovrana era: “segreto e silenzio”.

 Ognuno poteva e doveva fare altro, cercare altre strade, quelle giuste. Fra noi solo sesso.

Io ci soffrì comunque, ma, in un certo senso, ero anche abbastanza contento che finalmente avesse trovato un vero fidanzato.

Oh! Io ho lasciato Milena, poi ho avuto altre ragazze, storie importanti e storie no.

Anche Stefy si è fidanzata e rifidanzata più volte...

Siamo sempre stati in contatto, specialmente quando uno dei due era senza l’anima gemella, consapevoli dell’automatica disponibilità dell’uno per l’altra.

Funzionava così, ed andava bene.

Adesso non so, non saprei proprio spiegarmi perché dopo più di vent’anni, il nostro stadio non si sia evoluto, siamo ancora due single in cerca di sistemazione, ma continuiamo a vederci.

La nostra storia sembra sfuggire a tutte le solite regole.

Forse è questo il nostro destino: poche bracciate in mare aperto, e scoprire di aver bisogno della boa, che intanto non si è allontanata, è lì vicino.

La casa è smontata in tante casse e pacchettini, e non mi ha ancora detto dove deve andare.

Si… Ci sto pensando… forse ci starà pensando anche lei.

 

 




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26 giugno 2006

Preghiera

Io, umile geometra, esperto delle ristrutturazioni e dei risanamenti edilizi, umile alchimista, manipolatore di sostanze per risolvere i problemi nelle costruzioni, persuasore nel commercio, artista dei suoni e delle parole, io, non sono nessuno.
Strappato da morte certa per due volte, prima dei dieci anni, ho per caso incontrato quei libri che avrebbero segnato la mia vita. Mi sono nutrito di Maya, Prana, Tantra, Tao e Vangeli apocrifi, fino a sedici anni, e imparai a Percepire.
Poi ho tralasciato tutto. Ma il Tutto non si era dimenticato di me. Di tanto in tanto mi mandava i suoi saluti. E quando la mia vita si è incrinata seriamente, il Tutto era lì, lì vicino, come una mamma, come un fratello, a suggerirmi, ad aprirmi le porte, accendere luci…
Così nel mezzo del cammin di questa vita, mi sono accorto di essermi perduto, eppure di non essere solo.
Ho imparato a fare a meno di chiunque, eppure non sono soddisfatto. Forse il deserto è solo una tappa del mio cammino, non la mia vera sede. E le tentazioni? Superate… Non sono mai state un vero problema.
E so anche che, per chi sa guardare, nulla accade per caso.

In questi ultimi anni, ho fatto a meno del Signore, anzi, pensavo che fosse un “elemento” di disturbo nel mondo moderno. Quasi un nemico, cui attribuire la colpa, ora di questo, ora di quello.
E nella mia verità, cioè nella mia rappresentazione dei fatti e delle supposizioni, sembrava davvero essere così.
Poi mi sono avvicinato ai primi verbi della Fede, senza ancora comprenderli, scoprendo cosa c’era lì, dov’era prima il buio. Ma caddi molto presto. Nessuno mi aveva spiegato la lingua arcana che conduce alla Sapienza e alla Luce.
M’incamminai, ancora senza aiuto, un’altra volta, sospinto dai sospiri della mia Voce Interiore. Facendo lo stupido, fingendomi alla mercè di chi mi stava di fronte, ascoltavo i loro consigli, e da lì potevo riconoscerli, come amici o nemici.
Raggiunsi un traguardo, ma non riuscìi a comprenderlo. Lo interpretai come un oscuro abbaglio dei miei nemici, e lo ignorai, accecato dalla stanchezza, confuso dalla rabbia, provato da troppe battaglie.
Caduto due volte... Ancora troppo debole, fragile…
Mi sono messo alla prova, ho messo alla prova chiunque mi capitasse affianco. Ho messo alla prova anche la pazienza del Signore, ed ora so che di Lui posso fidarmi.
Imparerò a guardare il mondo con i suoi occhi, perché tanti sono gli Dei, ma uno solo è il Signore, che ha veramente a cuore la mia anima, e adesso so che è vero.
Confido in Lui, perché so che sa tutto, anche da dove viene la parte peggiore di me.
E so che solo la Sua guida potrà salvarmi, e rendermi utile nel processo di salvezza di tutti gli altri.
Ondeggiavo senza bussola, tra alti e bassi, e preso dalla stanchezza, e dalla rabbia, sprofondavo nel delirio. Adesso, da buon alchimista, sto lavorando al mio vaccino, perché non si ripeta più.
Che il Signore perdoni la mia debolezza, la curi e mi faccia forte, perché sotto la sua guida trovi in me fidato e disciplinato seguace, degno della sua stima.







permalink | inviato da il 26/6/2006 alle 22:23 | Versione per la stampa


31 maggio 2006

La chitarra ferita

Stesi un bell'assolo di un fluido blues intenso.
Io e la mia chitarra eravamo una cosa sola e pregavamo insieme.
Nel silenzio della mia casa, verso la mezzanotte.
D'un tratto entrò nei miei pensieri Behemot, Parola di Pecora, spirito marziano con barba e occhiali da uomo e seno e fianchi da donna. Nascosto dietro una tenda alle mie spalle. Non mi girai, ma smisi di suonare. Riposi la chitarra in piedi, col manico sulla spalliera della sedia...
Entrò nei miei pensieri anche l'Umile, solo per un istante, poi al suo posto, Lei, la giovane signora dai lunghi capelli castani. Col coraggio di una mamma si pose davanti a Behemot.
Sapevo tutto questo senza guardare; ero di spalle. La chitarra dietro di me e gli spiriti che lottavano intorno.
Andai nella cucina affianco.
Un bicchiere d'acqua e la consapevolezza di quelle presenze, ed io che non volevo ritornare.
Un suono semisordo.
Ritornai nella stanza. La chitarra era stata battuta con la faccia a terra.
Il silenzio.
Non fu per il danno, ma decisi che avrei sublimato il mio Spirito, varcando le soglie della mia dimensione.
Giunsi le mani davanti al mento e pregai.
Nessuna rabbia, nessun pensiero.
Si fece buio e ci fu nuova luce. Ero ancora seduto, e davanti a me apparvero alcune lucenti armature di diversa fattura...
E scelsi.




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31 maggio 2006


Negli ultimi anni della sua vita si era intensamente dedicata alla strettissima sorveglianza del proprio marito, che invece le voleva bene e non l'avrebbe mai lasciata.
Giunse persino a diffondere feroci calunnie sul suo conto, calunnie che avrebbero dovuto allontanarlo da possibili amicizie e relazioni con altre potenziali rivali.
Quell'uomo era buono e perdonava, era buono e perdonava. sembrava ad un tempo rassegnato, ma fiducioso sull'ossessione della moglie, e tenne duro. Tenne duro qualche anno. Poi finì. E la lasciò.
La sofferenza lo rafforzò, e un'aurea di superiore finezza aveva acuito le sue percezioni.
Ricostruì la sua vita. Ad uno ad uno gli autori delle calunnie scomparvero, ciascuno perso nei propri problemi, o nei personali deliri di onnipotenza, ciascuno vedendo avverarsi le loro più nere profezie, le loro più oscure ossessioni.
Le ossessioni, i pensieri fissi, l'ira, l'invidia e la cupidigia, lastrano la via delle tenebre.
La strada della luce è quella su cui si perdono man mano i pesi del passato.




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27 maggio 2006

Djimba (racconto sulle Migrazioni)

In ripresa l'attività pennicola. Ho prestato un raccontino sulle Migrazioni, tema recente delle Officine Meridiane. L'ho titolato Djimba. Si può leggere qui:




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31 marzo 2006

Altri usi della Maldicenza


La maldicenza è un’arma affilata, e usata correttamente può aiutare a scoprire relazioni segrete.
Francesco frequenta Antonella, e per lavoro, anche Gianni, ma Gianni e Antonella, non hanno mai avuto occasione di conoscersi, e pertanto ciascuno, appena può, o la circostanza lo richiede, dichiara di non conoscere l’altro.
Ma Francesco può avere dei sospetti, così, in un momento di assoluta sicurezza e intimità, rivela ad Antonella una maldicenza grave sul conto di Gianni.
Alla successiva occasione di incontro tra Francesco e Gianni, la solita cordialità e affabilità è mutata, una corrente di risentimento, altrimenti non giustificabile, percorre tutto il loro incontro, nonostante lo sforzo di Gianni di apparire “normale”. Non si può escludere neppure che Gianni, in qualche modo, faccia qualche allusione, sia pure subliminale, alla maldicenza di Francesco.
Voilà. La prova è servita.

Personalmente adotto questa tecnica da circa sette anni. L’ho utilizzata con successo soprattutto per perfezionare i miei studi sulla maldicenza culminati nel libro “Parlar Male”.
L'ho trovato un modo fine ed economico, e soprattutto efficace, per scoprire relazioni occulte.




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16 marzo 2006

Cristiani e Buddisti, smidollati?

Molti pensano al Buddismo come ad una religione strana, lontana, bizzarra e complicata.
Pochi sanno invece che si tratta essenzialmente di una filosofia, che si è diffusa nel cinquecento avanti Cristo, accomodandosi in varie e vaste regioni del mondo e fornendo spunti alle diverse religioni locali con le quali stabiliva un rapporto simbiotico.
Per molti, il Buddismo conosciuto coincide con la religione lamaista tibetana, quei monaci vestiti con un saio modesto arancione o giallo, la simbologia Tibetana, eccetera.
In realtà esistono molte religioni fondamentalmente buddiste, sparse per il mondo, e sfumature buddiste sono anche il ch’en cinese e lo zen giapponese.

Per molti, l’osservanza dei principi religiosi, specialmente nonviolenti, come il Buddismo o il successivo Cristianesimo, indebolisce lo spirito, forma smidollati, deboli incapaci di reagire o di combattere.
Effettivamente, il religioso osservante, con una conoscenza superficiale delle dottrine Cristiane e Buddiste, sarebbe indotto a conformarsi a questa corrente di debolezza.
Ma basterebbe andare un po’ più oltre, nella comprensione della legge universale, e si comprenderebbe un ben altro senso del comportamento nonviolento.
Non voglio e non posso andare oltre in questo spazio, ma per fornire un primo spunto, voglio solo ricordare i Crociati cristiani e i Templari.
Ma soprattutto i Samurai, di più recente memoria, in cui la pratica costante dello zen, (una gemmazione del Buddismo) permetteva loro di essere onesti e modesti, di rispettare le leggi, di osservare l’umiltà, nonostante il potere reale della loro forza, e convivere con l’omicidio su commissione, oppure con le guerriglie e le faide feudali, o le battaglie vere e proprie.
I Samurai tenevano alla loro vita come chiunque altro, ma erano sempre pronti a rischiarla quando richiesto dal loro signore, dal loro onore, o dalla convenienza, tutto ciò, in perfetta sintonia con la loro pratica religiosa, peraltro, molto sviluppata.
Come sempre, coloro che ignorano, sfiorano solo la superficie delle cose, e i loro giudizi non raggiungono la sostanza.
Il mio vuole essere un invito alla riflessione sui diversi livelli della Forza.




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5 marzo 2006

Origliare è utile?

Esiste un problema di fondo quando si ascolta, magari nascosti, una conversazione privata tra due persone posti l’una di fronte all’altra e che si conoscono da tempo: quella conversazione non è comprensibile per tutti, ma solo per i due presenti, perché intervengono nella loro comunicazione la conoscenza dei loro antefatti, gli sguardi, i sottintesi e tutta la cosiddetta comunicazione non verbale.
Gli origlianti non hanno quindi accesso al contenuto reale e alle intenzioni della comunicazione, ma solo al contenuto verbale avulso dalle altre componenti.
C’è un altro problema che emerge in questa situazione di origliamento: il linguaggio.
E’ abilità di chi comunica, scegliere il livello di linguaggio compatibile con l’interlocutore.
E’ evidente quindi che parlare con la propria figlioletta di dodici anni prevede l’uso di un lessico ed una semantica differenti da quelle da utilizzare col fruttivendolo o con l’avvocato o il preside di una scuola.
Quindi, una conversazione tra due persone ha senso e valore tra loro, per chi è fuori di quel contesto, no. Ammesso che un concetto espresso da uno degli interlocutori volesse essere da lui ribadito a qualcun altro, probabilmente sceglierebbe un altro approccio, un altro linguaggio, forse un altro argomento, in funzione della diversa situazione, dei diversi interlocutori e del diverso scopo della comunicazione.
Se dovessimo ascoltare la conversazione di Umberto Eco col tassista romano ne avremmo un’impressione diversa che se l’ascoltassimo durante la presentazione del suo libro, magari al Salone del libro, e ancora diversa se dovesse conversare con chi gli ha appena schizzato addosso del fango, mentre attraversava la strada.
Spesso le persone dimenticano di fare le osservazioni più ovvie, specialmente se c’è qualcuno che vuole convincerlo in una qualche direzione, per esempio, che Umberto Eco è sempre così negativo, come quando gli schizzano il fango addosso.




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21 gennaio 2006

Valori & Bisogni

Penso che per molti, il bisogno di riconoscimento sia la molla più importante che armi tutte le proprie azioni, anche se nascosto sotto strati e strati di altre motivazioni con cui le si vogliono giustificare.
Riguardo all'appagamento di una persona, non saprei, ma ho la sensazione che chi abbia una propensione alla conquista, non sia mai soddisfatto a lungo dei propri risultati.
Secondo me, successo, ricchezza, famiglia, spirito, sono valori, fra i tanti; tutti importanti, per qualcuno più, per altri meno. Non credo pertanto che ci siano valori falsi o veri, li ritengo tutti meritevoli di attenzione.
Penso che per ciascuno di noi, la vita sia una lunga marcia verso il proprio traguardo, magari sempre in movimento, nel corso del tempo, sempre altrove, sempre diverso, ma non può che essere così.
Non posso immaginare un mondo in cui esistono per tutti gli stessi valori, gli stessi obiettivi, le stesse aspirazioni.
Neanche qualcuno che si dica soddisfatto della propria vita, a lungo.
Grazie del commento, Garbo. E' stata un'occasione graditissima per aggiungere sale al tema. Saluti.




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21 gennaio 2006

Non basta

Molti pensano che la creatività sia un dono spontaneo della vita, e che sia sufficiente da sola per realizzare i propri obiettivi. Leggete questa semplice storiella, allora.
Era stufo di fare il rappresentante di tappi per bottiglia. Pensava spesso al suo “grande sogno”.
La sua vita sarebbe stata cambiata dall’invenzione giusta. Passò in rassegna tutto l’alfabeto, cercando di farsi venire l’idea giusta. Niente. Così per tanto tempo, ma una mattina, mentre si faceva la barba, pensò: perché tutto questo tempo, ad affilare la lama, perché non una lametta già affilata che si possa buttare dopo l’uso?
La studiò e pagò un tecnico perché la producesse.
Ebbe il brevetto nel 1895, ma gli occorsero ancora 11 anni per poter raccogliere i fondi necessari a dare avvio alla sua azienda, e nei primi due di attività piazzò solo 150 rasoi.
Ma era caparbio e insistette ancora, e ancora…. In seguito le vendite salirono alle stelle, e quando si ritirò dagli affari, King Camp Gillette era un uomo veramente ricco.




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6 gennaio 2006

Tra vecchio e nuovo

Ogni corrente di idee, ogni credenza, ogni estetica, fa il suo tempo.
Sopravvivono le cose migliori, talvolta si ripescano a distanza di anni, talvolta a distanza di secoli.
Ecco perchè è importante conoscerle e saperle apprezzare, valutarle nel loro contesto, coscienti che il mondo va avanti sospinto da altre idee, frutto delle precedenti e delle novità sopraggiunte, sempre imprevedibili.
Riprendendo il tema del Futurismo, per esempio, se ne riconosce tutta l'importanza soprattutto nelle applicazioni della moderna industria pubblicitaria, sia da parte dei copywriter che dei grafici. Personalmente fui colpito nel 2004 a Milano da una esposizione su Sironi, impressionato soprattutto dagli abbozzi e dai cartoni preparatori. Lo stesso Marinetti, dieci anni dopo la nascita del movimento, diede corso ad una sua variante: il Tattilismo. A dimostrazione del fatto che le menti creative sfuggono ai limiti che esse stesse si pongono.
Assumiamo come vera un'altra affermazione: che una mente che ha esercitato la propria creatività in una dimensione, esplorata a lungo e in tutte le direzioni, ben difficilmente, dopo enne anni, è capace di abbandonare i suoi schemi mentali ormai consolidati e rimodellarsi, ridefinirsi e proseguire ancora la propria ricerca.
E' il sottile confine tra l'abilità artigianale conseguita in un dato ambito e la tendenza innata a sconvolgere le regole.
SI tratta di dipingere meglio ciò che si pensato o imparato a fare? Oppure di imparare un'altra arte, o di sperimentare qualcosa di totalmente nuovo?
Spesso è l'attitudine personale che fa scegliere, oppure la necessità, ma più spesso è l'urgenza delle idee: dire cose che bisogna assolutamente dire, e riuscire a farlo in un modo in cui il pubblico disponibile è disposto a comprenderlo (in quel dato momento).**
Penso al modello di sviluppo seguito dalla cultura e dall'industria della musica americana.
Il Blues, musica adatta ad esprimere il lamento, sorta nell'ambito di una cultura popolare poverissima ed emarginata, fatta di ghetti urbani negri, alle periferie delle grandi metropoli bianche americane, diventa humus di linguaggi musicali successivi, come il jazz e il rock.
Le molteplici sfumature intermedie, frutto degli esperimenti di accorti e abili creativi della musica, hanno costituito le varianti con cui soddisfare le esigenze di gusto di ogni fetta di pubblico, ma al vaglio del tempo sopravvivono solo gli innesti più robusti, i portavoce più rappresentativi, spesso il frutto di ambienti specializzati in cui i creativi più originali trovano gli esperti più capaci per poterli valorizzare.
In tutto questo divenire, il creativo è spettatore e autore. Spettatore di quanto gli accade intorno, di cosa accadde ieri, e autore del suo stesso cambiamento, autore delle proprie scoperte, delle proprie intuizioni, cosciente del rischio implicito che ogni creativo, nell'atto della sua intuizione, corre, lanciandosi sulle nuove vie.
**  Penso ai nuovi negri delle nuove periferie urbane americane, per cui il jazz o il blues è roba da vecchietti e loro ascoltano ben volentieri il Rap.




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1 gennaio 2006

Il Futurismo?

Il futurismo aveva un senso alla vigilia della meccanizzazione del mondo moderno. Un momento nel quale sembrava “necessario” sacrificare il vecchio per il nuovo, glorificando un’estetica che sconvolgeva le regole acquisite in modo roboante e dirompente… Il trionfo dell’acciaio, con la Torre Eiffel, i treni a vapore, i dirigibili, e udite udite… gli aeroplaaaniiii…
Le industrie che dappertutto sostituivano, cancellandole, le precedenti attività artigianali. Sembrava tutto così meraviglioso, e necessario… Inevitabile, distruggere il vecchio per fare spazio al nuovo…
La guerra era necessaria, la logica del superuomo era “la logica”, la sopraffazione del più debole, inevitabile, e così via…
Non trovo affatto strano che questa corrente estetica si sia autoestinta sul finire della seconda guerra mondiale, cioè con le risultanti evidenti delle loro idee.
Poi, la frontiera delle idee si è spostata oltre: la bomba atomica ha cambiato il senso della guerra, la guerra fredda ha spinto il mondo a schierarsi da una parte o dall’altra, mentre nel frattempo, alcuni coraggiosi sostenevano non la forza degli eserciti, né quella delle tecnologie, ma quella delle idee: Gandhi, Teresa di Calcutta, Mandela, Luther King, Malcom X…
Il muro di Berlino è caduto da solo: non sono stati i cannoni degli interventisti, ma i picconi della gente comune.
Il mondo non è mai quello di ieri, ma è sempre un nuovo mondo, un po’ più oltre di quello che tu e gli altri riuscite a vedere.
Nel mio universo, le cose funzionano, anche se ci sono tanti che non vogliono farle funzionare.
E’ la forza ineluttabile delle idee positive, contro quelle vessative e coercitive.
Felice di essere me stesso, grazie.




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26 dicembre 2005

Fede e Verità.

Buddha, Confucio, Lao-tze, Gesù Cristo, Maometto, sono come le cinque dita della stessa mano, quella dell'unico Dio.
Era una frase pronunciata spesso alla corte di Gengis Khan, Imperatore dell'Asia nel milleduecento.
Suona provocatoria per ciascuna delle fedi relative, eppure, per chi conosce bene il Buddha, o Gesù, sa che non è così.
I dogmi sono i macigni posti lungo la strada della nostra conoscenza. La verità si trova sempre oltre.
Quando una spiegazione raggiunge un punto morto, una strada senza uscita, ecco spuntare il dogma, sigillo con cui tappare l'emergere di ogni dubbio,
Conoscere e comparare, conoscere e comparare. E' uno dei metodi con cui ci si può avvicinare alla Verità.
Ciascuno libero di conoscere e di interpretare, dagli scritti apocrifi, ai critici del pensiero, maggiormente su quelli dimenticati dalle culture Ufficiali.
E' opinione di alcuni che la Gnosi sia di ostacolo alla Fede, e che i Dogmi siano i punti di partenza per accettare ciò che comunque non si può comprendere.
Questo è il punto di vista dei perdenti, di chi si è già fermato, di chi ha smesso di muoversi verso la Verità.
La Gnosi è, per l'uomo moderno, l'aiuto più importante per la conquista della Fede.




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13 dicembre 2005

Il corpo e il vestito, nella comunicazione.

Gli altri animali, quelli non umani, per intenderci, non hanno il privilegio di scrivere e lasciare ad altri il contenuto della loro esperienza.
Ogni cane, gatto, insetto, elefante, deve compiere le proprie esperienze ripartendo da zero, sbagliando, ferendosi, morendo, ammalandosi, tante volte quante gliene capitano.
La scrittura e la lettura sono, pertanto, quelle attività tipicamente umane che consentono ai lettori di imparare dalle esperienze degli altri, senza doverle ripercorrerle anche nelle conseguenze.
E’ una semplice constatazione, ma che consente di comprendere la funzione e il senso che la cultura ha nel contesto della vita umana e della sua sopravvivenza.
La trasmissione della cultura ha la stessa funzione di una produzione endogena di anticorpi.
Le idee, i valori e i sentimenti si trasmettono, ma la forma della trasmissione, il contenitore, l’aspetto estetico, devono avere le necessarie caratteristiche utili ad attrarre l’attenzione del lettore.
Ciò che accade per un libro, che richiede le qualità espressive tipiche della buona scrittura, è richiesto anche dagli altri media, come il cinema, il teatro e la musica, la grafica, la pittura, la scultura, eccetera. Ogni media porta impliciti i codici di trasmissione della gradevolezza, una sorta di linguaggio genetico della attrattività. Questi codici si modificano nel tempo, secondo le latitudini e le culture contestuali. L’insieme di questi codici, coerenti tra loro, sono l’Arte, caratteristica di ogni media.
Il problema di ogni persona, destinatario di un’opera, chiamiamolo prodotto artistico, o culturale, o semplicemente prodotto, è valutare l’utilità che ne riceve. Si tratta di un processo sempre inconscio in ogni persona, e che rasenta la coscienza solo tra i tecnici e gli addetti ai lavori della materia trattata.
Penso che il problema di molti artisti, oggi più di ieri, sia proprio la scarsità dei contenuti, rispetto alla forma.
Artisti di buona tecnica, che non hanno molto da dire, e un pubblico sempre meno convinto e sempre più facilmente distratto, perché non ha molto da apprendere.
E’ un po’ come ricevere un regalo confezionato in modo stucchevole, con la carta lucida e i fiocchi, e accorgersi poi, che dentro, c’è poco o nulla.
Accontentarsi va bene, ma essere esigenti stimola il sistema immunitario cui accennavamo metaforicamente.
I Creativi, raggiunta la maturità stilistica, dovrebbero concentrarsi sui contenuti dei loro lavori: Idee e Progetti; perché sono la sostanza che deve poi essere incartata.




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20 novembre 2005

Sadismo: Da Evola a Gesù.

Vi sono però dei casi in cui l'impulso distruttivo si volge non verso l'interno, ossia verso se stessi, ma verso l'esterno, ovvero in cui le due direzioni s'incontrano e si mescolano... In effetti, la tendenza sadista in senso generico si manifesta anche in un aspetto di quell'arte e di quella letteratura che si compiacciono a mettere in evidenza tipi e situazioni relativi ad un'umanità spezzata, disfatta o corrotta... Il noto pretesto è qui che "anche questa è vita", ... In realtà qui agisce piuttosto ciò che i Tedeschi chiamano la Shadenfreude, ossia un piacere maligno, quindi una varietà di sadismo, di compiacimento sadistico. Si gioisce nel vedere non l'uomo eretto ma l'uomo cadente, fallito o degenerato: il limite inferiore, non quello superiore, della condizione umana (in parte, si potrebbe riandare anche più in generale, a quanto diremo circa il "riso degli dei").
Tratto da L'arco e la Clava, di J. Evola, Ed Mediterranee, pag. 83.
L'autore, esponente di una cultura assai particolare, dice spesso cose largamente condivisibili, insieme ad altre palesemente meno.
Mi ha fatto riflettere sulla natura dei rapporti relazionali che alcuni preferiscono costruire con gli altri.
Ognuno di noi imposta degli schemi di relazione preferiti, comprensivi di atteggiamenti personali e maschere da indossare nei confronti delle diverse persone con cui è a contatto.
Nell'alternanza dei ruoli conseguenti alle relative maschere, una parte della propria personalità può non venire fuori, e impulsi e istinti, tenuti segreti, prorompono improvvisamente, non appena le condizioni si presentano propizie.
Chi ha dovuto sopprimere troppo a lungo la propria rabbia e la propria frustrazione, si accanisce contro un soggetto che abbia le caratteristiche di sopportazione adatte e i meriti invidiati, per poter indossare finalmente la maschera adatta, quella mancante, e dare sfogo al proprio sadismo, cioè al piacere di vedere l'altro cadere, fallire o degenerarsi.
La cura, in questi casi, viene ancora da Gesù.
Prega per la loro anima, (soddisfa il loro intimo desiderio di riconoscimento) ed estinguerai il fuoco che arde nelle loro teste.
L'approccio Cristiano alla soluzione del problema, consente di superare il sadismo che può dividere due persone, senza usare forza contro forza, cioè una relazione di Scontro.
La diminuzione delle relazioni di scontro, può indurre in chi ne abbia la tendenza, a dimenticarne progressivamente l'uso, imparando a vivere le proprie relazioni nel senso dell'incontro e della collaborazione.
Imparare a costruire relazioni d'incontro può servire a curare le pulsioni negative, cioè a rieducare la convivenza sociale e a ottimizzare le proprie risorse in funzione dei propri obiettivi.




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14 novembre 2005

Scontro e Incontro

Per ottenere le cose di un altro, dobbiamo stabilire una relazione di "scontro" o di "incontro".

Lo Scontro è una relazione conflittuale in cui gli sforzi di chi attacca e quelli di chi si difende, consumano le rispettive risorse di tempo e di energia, sottratte improduttivamente ad altre attività.

L'Incontro è una relazione collaborativa in cui le risorse sono spese solo nella contrattazione, che se ben svolta, conduce a conclusioni soddisfacenti e con il minimo dispendio di tempo ed energia.

La storia della nostra evoluzione sociale ha visto ridurre considerevolmente gli Scontri, a favore degli Incontri.

Perchè alcuni soggetti (Nazioni, organizzazioni, società commerciali) orientano le proprie relazioni nel senso meno evoluto dello Scontro?

Perché la cosa desiderata:

1 crea una fissazione irrazionale che oscura ogni logica e ogni alternativa;

e / o

2 la si crede l'unica disponibile.

3 Ma anche perchè l'Incontro è una modalità di relazione che presuppone doti non disponibili a tutti, cioè la capacità culturale e l'abilità tecnica a saper:

Negoziare

Ricercare alternative

Offrire vantaggi in cambio di vantaggi.

Lo Scontro non presuppone tutto questo, ma l'uso della forza allo scopo di sottrarre.




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4 novembre 2005

chiarimenti...

Ho il vizio di scrivere di getto, soprattutto sul Blog, e anche di spingere al massimo la sintesi.
Perdonatemi.
La comune presunzione che la creatività sia un potere ascritto (innato) e l'intelligenza un potere acquisibile, risulta sbagliata. Infatti, le recenti risultanze scientifiche stanno dimostrando quasi l'opposto, ma soprattutto che la creatività è acquisibile, mentre forse, per l'intelligenza, soprattutto in età adulta, c'è ben poco da fare.
E' la diversa natura dei due poteri che ne spiega il perchè.
La creatività è una capacità connessa alla cultura, al sistema del pensiero, all'elaborazione del significato.
Mentre l'intelligenza è una capacità connessa soprattutto alle caratteristiche biochimiche del cervello.
Potremmo dire che la creatività sta al software, come l'intelligenza sta all'hardware, sebbene i termini della proporzione siano poco appropriati.
E ciò, secondo me, ribalta i pregiudizi comunemente diffusi sull'argomento. Non vi sembra?
Può sembrare un sofisma, ma ne vedo molte applicazioni pratiche, invece.




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  • Storia del pensiero sociologico, di F. Crespi
  • Il pendolo di Foucault, di U. Eco
  • Emozioni distruttive, Dalai Lama

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  • Baol, di S. Benni
  • Come un romanzo, D Pennac
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Vetrina del laboratorio tutto artigianale di parole, segni e suoni... Creati, posti in blog-tiglia e affidati al mare internettiano della comunicazione. Naufrago per scelta, su un satellite virtuale, ad inviare archetipici bip bip in onda nello spazio...

                                                       
  Volendo, possiamo rileggere... 
                                                      

Monologo: Sesso e Anima.
http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1093242
Il Futurismo?
http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=794406
Scontro e Incontro.
 
http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=732343  
Intellingenza e Creatività.
http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=708387 
Per uno studio sulla Razionalità degli istinti.
http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=698275
La generazione di concetti innovativi. Lo schema ISAD http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=683050      
La saggezza musicale
http://robertomelucci.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=616556
Sul Feticismo Mediatico
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Essere Meridiani
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Persecuzione, l'ombra lunga del diavolo e delle altre bestie
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